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Habitare in salute

Inserito il 03.06.2020

Un po’ tutti durante questo periodo di pandemia ci siamo raccontati, in modo più o meno ironico, come stavamo passando il tempo, il nostro umore, le nostre paure, le nostre speranze. Riaperte le porte ci raccontiamo oggi come siamo cambiati, le nostre speranze e i nostri progetti per un futuro prossimo. E’ bello e edificante farci raccontare da uno spaccato della nostra società cosa è stata la pandemia e cosa ha lasciato. Questo spaccato di società colorito è rappresentato dagli ospiti della comunità Habitare di Sinalunga, situata nelle strutture dell’APSP Maria Redditi e gestita sapientemente e direi amorevolmente dai professionisti della cooperativa Koinè di Arezzo.
 
In un assolato pomeriggio di fine maggio separati dalla grata di recinzione del giardino di Habitare incontro il grappolo di amici della casa: 8 ragazzi con diverse disabilità mentali accompagnati dalle educatrici di turno Anna e Roberta. L’incontro è stato programmato nel rispetto delle regole del distanziamento ed ha come obiettivo raccogliere la testimonianza dei nostri protagonisti in Sinalunga su come hanno trascorso il periodo della pandemia.
 
Abbiamo sperimentato, spiega l’educatrice, quanto sia a volte difficile per questi ragazzi tirare fuori le proprie emozioni. Il teatro in questo è stato importantissimo ma è un lavoro che va fatto costantemente. Per questo abbiamo pensato proprio a questa intervista terapeutica.
 
Apre la conversazione Alessandro  che si è messo in mostra con le sue spiccate abilità recitative nella recente performance teatrale al Ciro Pinsuti.
Alessandro, raccontaci di come hai vissuto questo periodo di isolamento e quali sono stati i pensieri che maggiormente affollavano la tua mente?
Pochi giorni fa mi hanno portato a fare una girata da solo, a piedi, insieme alle educatrici; era tanto tempo che non uscivo all'aria aperta per fare una camminata. Le attività si sono ridotte in questo periodo, non è stato facile. Mi è dispiaciuto per tutti ma sono stato tranquillo. Ho accettato tutto. Se possiamo uscire vado volentieri se non possiamo uscire sto in casa. Certamente il nostro Alessandro ha preso questo periodo con filosofia e abbandono fiducioso alla volontà delle brave assistenti. “Sono stato tranquillo” va ripetendo spesso.
 
 
E’ la volta della nostra giovane  Edlira.

Beh all'inizio è stata un po' dura. Le nostre educatrici Roberta, Barbara, gli operatori tutti ci hanno aiutato a tirarci su di morale. Abbiamo avuto molti momenti di condivisione, di colloquio, di confronto. Non potendo più fare attività esterne e con operatori volontari ci siamo adattati a fare delle attività tra noi per non pensare troppo, per tenerci impegnati.
 
Ci conferma l'operatrice “abbiamo cambiato formula quindi i ragazzi sono stati più autonomi anche nel gestire il loro tempo.
 

Ad esempio, continua Edlira, io ho cucito una borsa da sola grazie alle nozioni apprese nei mesi scorsi alla scuola di cucito  a Montepulciano Stazione.Le attività sono aumentate all'interno della struttura. C’è stata paura all'inizio ma gli operatori ci hanno tenuti informati. Alcuni di noi Luisa e Michele ascoltavano con attenzione il telegiornale per sentire dalle parole degli scienziati di cosa si trattava, come dovevamo comportarci. Qui le persone mi vogliono bene, mi hanno viziato, mi sono sentita protetta.

C’è stato un evento in particolare di cui ti ricordi?
Sì la telefonata dei miei familiari. Ci siamo visti su WhatsApp: ho potuto vedere tutti. Mamma, papà, fratello, cognata. Io voglio bene alla mia famiglia e grazie a questo periodo di di coronavirus li ho ritrovati. Questa è stata la cosa bella di cui maggiormente mi ricordo. Mi hanno rasserenato. Così posso dire davvero di avere due famiglie: la mia famiglia d'origine a Siena e la mia famiglia qui a Sinalunga, la comunità di Habitare, i ragazzi e le operatrici. Voglio bene a tutti e mi sono sentita al sicuro e protetta
 
 
Accanto a Edlira troviamo la dolcissima Laura sempre impeccabile nella sua eleganza raffinata.
Io mi sono vestita bene durante tutto il periodo di isolamento, anche se non potevo uscire e vedere nessuno.
A me sono mancati i miei cari: la mamma, il papà, lo zio che abita lontano. Ho pensato molto ai miei affetti lontani. Non mi sono particolarmente arrabbiata, non ho avuto paura perché qui mi sento al sicuro. La Susi, la cuoca, mi è mancata. Infatti, ci spiegano le educatrici, che Laura è particolarmente portata per la cucina e soprattutto è un’ impastatrice nata. So fare bene le tagliatelle ma gli gnocchi sono il piatto che preferisco.
Sarà bello assaggiarli insieme a lei, intanto mi ha promesso la ricetta.
 
Queste sono tecniche che i nostri ragazzi hanno appreso durante l'inverno grazie alla scuola di cucina invernale tenuta da due nostre volontarie all’interno di Habitare. E’ in effetti un'attività che è piaciuta molto e al momento opportuno è risultata utile. In questo tempo di pandemia i ragazzi si sono sentiti responsabilizzati e hanno tirato fuori tutti i nuovi Talenti e attitudini che hanno sviluppato durante l'anno. Potremmo dire che questo è stato un momento di raccolta fruttuosa.

 Per Stanislao pure è stata dura. Non ho potuto prendere il bussone per andare a trovare mia sorella a Siena. E mi è mancato non poter andare al bar a prendere il caffè e a comprare sigarette. Speriamo che passi.
 
La passionale e impaziente Romina altra ospite della casa Habitare l’ha presa un po' meno con filosofia e con la consueta sincerità irrompe in una dichiarazione esplosiva come lei. Questo virus mi ha dato proprio noia e mi dà noia. Sono incavolata. Sono arrabbiata. Non si può andare in piscina, non si può fare yoga, non si può fare la Scuola di cucito, non si può fare la scuola di cucina, non si possono incontrare gli amici, e soprattutto a Pasqua non sono potuta andare a casa mia a trovare la mia nonna anziana. Mi sono arrabbiata, mi sono arrabbiata molto, mi sono morsa, mi sono strappata i capelli; questo cavolo di virus non passa mai! Sono arrabbiata anche perché non posso baciare, abbracciare amici vicini e lontani. Mi piace abbracciare le persone. Qui dentro mi sento al sicuro ma questo virus quando passa? Ditemelo voi…..
 
Quanta sincerità nelle dichiarazioni della nostra giovane donna alla quale fa ombra la saggia Luisa geometra abile cuoca, arguta col suo cinismo ironico. Beh diciamo che per me c'è stato un risvolto positivo: facevamo la bella vita. In effetti da molti anni la nostra tabella giornaliera è scandita da ritmi precisi. Ogni mattina facevamo i lavori di pulizia a fondo della nostra camera e del nostro bagno. In questo periodo di pandemia non ci hanno fatto fare le pulizie ma abbiamo iniziato la giornata con la colazione e con un bel momento di convivialità, di socialità.
 
 Che cosa facevate durante le lunghe giornate di quarantena, Luisa?

 Ci si riuniva in cucina e abbiamo cominciato a parlare tra di noi per condividere i nostri momenti; ci si raccontava delle cose, si facevano delle attività insieme e ad esempio abbiamo fatto parecchia scrittura creativa grazie alla nostra Anna l’educatrice.   Quindi abbiamo inventato una nuova attività anche per tirare fuori quello che avevamo dentro, abbiamo scritto. Io poi sto cucendo una grande coperta patcworkm fatta di un arcobaleno di colori. Qui si sta bene: facciamo due bei pasti al giorno oltre alla colazione. Viviamo in un ambiente bello, pulito. Se non fosse per le medicine….. a volte non le prendo tanto volentieri. Poi io non sono un amicizia intima con nessuno. Mi arrabbio quando mi danno le terapie; dico la verità, mi rendono un pochino più assonnata.  In questo tempo qua non sono stata male anzi mi piaceva guardare la TV insieme a Michele e poi facevamo il rendiconto a tutti gli ospiti della comunità spiegando precisamente cosa riportavano gli scienziati.
 
 
Ci racconta l'educatrice; i ragazzi sono stati aiutati a  vivere consapevolmente questo periodo; la conoscenza attraverso i media naturalmente e attraverso le istruzioni della nostra cooperativa è stata fondamentale per aiutarli nell'accettazione consapevole di questo momento. I primi tempi sono stati durissimi e di ribellione: interrompere bruscamente tutte quelle numerose attività, gli incontri con le persone esterne è stato traumatico perché la vita all'interno di comunità Habitare è una vita ricca, intensa, proficua. Interrompere tutto d'un tratto, senza prepararci psicologicamente è stata durissima per tutti. Anche noi educatori ci siamo dovuti riprogrammare tutto il lavoro e affrontare reazioni inaspettate. Poi col passare dei giorni è aumentata l'accettazione. Chi ci voleva bene, chi voleva bene ai ragazzi ha trovato modo di raggiungerci con le telefonate, con le video chiamate WhatsApp; come tutta la gente, siamo rimasti in contatto grazie ai social
 
 
E’ la volta del nostro Claudio dolcissimo maturo ospite della comunità.
In questo tempo ho perso la pazienza, a volte. Da molto tempo ho perso il giudizio che non trovo più. Ma col virus ho perso anche la pazienza. Mi è mancato tanto andare al bidone della spazzatura perché è un compito che ho chiesto io di assolvere nella vita quotidiana.Ci vorrei tanto tornare. Ma non ci posso andare perché c'è il virus.Uno dei compiti del nostro Claudio infatti, è quello di andare responsabilmente a gettare il pattume negli appositi contenitori a pochi passi dalla struttura: una piccola attività che per lui significa molto, spezza la routine giornaliera.

Fermiamoci un attimo a riflettere su cos'è la vita per qualche nostro fratello e sorella.

Poi un'altra cosa che non mi piace è che non si può baciare né dare la mano; il nostro Claudio è un gentleman, quando si presenta dà la mano a tutti come buona educazione. Ecco per Claudio come per Romina l'assenza del contatto fisico è stato un motivo di sofferenza.
 
 
Chiude l’intervista il pacato Michele. Quali sentimenti Michele in questo periodo di isolamento forzato?
 Eh siamo stati rinchiusi in casa come tutti per colpa del virus. Guardavo la TV, cercavo di leggere i giornali. Ho saputo che sono morte molte persone e ogni giorno riportavo le notizie, spiegavo ai miei amici cosa stava succedendo. Devo dire che qui mi sono sentito protetto. E’ stato utile poter uscire in giardino o fare merenda nella nostra grande terrazza. In questo periodo li abbiamo apprezzati davvero tanto.
 
 Ti sei mai arrabbiato?

 Ma, diciamo che ho cercato di prenderla con filosofia. Ora ho ricominciato a portare fuori il sacco della spazzatura, è il mio compito da sempre insieme a Claudio. Mi piacerebbe riprendere qualche passeggiata. Spero nei prossimi giorni. Sono uscito solo per comprarmi le scarpe nuove, belle e ortopediche; sono andato all' ortopedia specializzata, avevo tanto male ai piedi invece ora, guarda che belle scarpe......aspettano solo di poter uscire con me. Sono uscito con la mascherina e guanti, come volevano le regole. Io rispetto le regole. Unica paura spesso, quando vado a portare la spazzatura, vedo da lontano persone, fuori lungo mura della via dei Frati, che passeggiano e non portano la mascherina. Mi mette ansia. Questo mi mette paura; vorrei uscire ma ho paura della gente che non porta la mascherina.
 
Ci spiega l'educatrice, la consapevolezza del male, del pericolo passato che ancora rischiamo è nutrita anche dalla paura per l'altro. E’ proprio vero siamo in un periodo in cui bisogna essere veramente solidali, il bene di uno è il bene di tutti, il male di uno è il male per tutti. Nella  nostra Casa Famiglia Habitare i nostri ragazzi hanno compreso quali sono le regole e sono spinti dal desiderio di uscire ma mostrano anche consapevolezza, accettazione, serietà nelle istruzioni date per il bene di tutti. Atteggiamenti che a volte non si trovano nel vivere comune.


Valentina Niccolai

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