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Papa Francesco come San Francesco

Inserito il 18.03.2021

Papa Francesco in Iraq, sulle orme del dialogo di San Francesco
 “Tacciano le armi, crescano onestà e giustizia. Chiesa cattolica amica di tutti”

Papa Bergoglio è il primo Pontefice nella storia a visitare l’Iraq.

Già Giovanni Paolo II aveva invocato preghiere per la pace in Iraq dove però non fu mai accolto a causa del divieto imposto da Saddam Hussein. Ma il popolo Iracheno dilaniato da molte guerre è sempre stato nel cuore della misericordia pontificia.
“Vengo come penitente – ha spiegato Bergoglio – che chiede perdono al cielo e ai fratelli per tante distruzioni e crudeltà. Vengo come pellegrino di pace, in nome di Cristo, principe della pace.
Gli interventi del papa in ….sono sulla stessa scia del pellegrinaggio di San Francesco in Egitto nel 1219, a Damietta, per incontrare  il sultano Malik al Kamil. L'incontro tra Francesco e il Sultano, all'epoca fu considerato come una specie di fallimento; in risposta, i francescani arrivati in Marocco si erano messi a proclamare la supremazia della religione cristiana sulle dottrine islamiche, guadagnandone arresti e torture.

In tempi moderni  la propaganda jihadista  insieme alla diffusione  dei sentimenti anti-islam nei Paesi occidentali colpiti dal terrorismo inquinano il dialogo interreligioso,
“Tacciano le armi! Se ne limiti la diffusione, qui e ovunque! Cessino gli interessi di parte, quegli interessi esterni che si disinteressano della popolazione locale. Si dia voce ai costruttori, agli artigiani della pace! Ai piccoli, ai poveri, alla gente semplice, che vuole vivere, lavorare, pregare in pace”. E ha aggiunto: “Si dia spazio a tutti i cittadini che vogliono costruire insieme questo Paese, nel dialogo, nel confronto franco e sincero, costruttivo; a chi si impegna per la riconciliazione e, per il bene comune, è disposto a mettere da parte i propri interessi. In questi anni l’Iraq ha cercato di mettere le basi per una società democratica. È indispensabile in tal senso assicurare la partecipazione di tutti i gruppi politici, sociali e religiosi e garantire i diritti fondamentali di tutti i cittadini. Nessuno sia considerato cittadino di seconda classe. Incoraggio i passi compiuti finora in questo percorso e spero che rafforzino la serenità e la concordia”.
Nel dialogo alle autorità irachene il Papa invoca principi di solidarietà, giustizia, legalità, trasparenza auspicabili, ci verrebbe da dire, per molti stati democratici occidentali.

Quale Iraq incontra Papa Francesco?

Un Iraq dilaniato da guerre sin dal 2003. L’Isis inasprisce una situazione già traumatica caratterizzata dalla persecuzione dei cristiani. Con lo stato islamico si procede  alla distruzione della città compreso i suo centri di cultura: l’università di Mosul, la biblioteca,  i  luoghi culturali e religiosi. Parliamo di una città da sempre crocevia di numerose culture, dalle scienze all’arte , alla musica; una delle città più popolate e fertili lungo la storia con un patimonio multilingue e interreligioso dono per tutta l’umanità.

I cristiani erano a Mosul prima dei musulmani. La tappa a Mosul avviene per questo in un luogo simbolico, la piazza delle quattro chiese che l’Isis aveva trasformato in tribunale islamico dove venivano giudicati i reati commessi contro la sharia. In uno dei locali, dove si trovava la Madonna del Tigri, si trovavano le stanze in cui le persone erano obbligate alla conversione.
Dunque un luogo di preghiera e luogo della distruzione scelto da Papa Francesco come luogo della ricostruzione.
Parole fondamentali per la ricostruzione di una convivenza pacifica:
“No al fondamentalisdmo, no al settarismo, no alla corruzione”. Invito alle donne e agli uomini di Mosul e della piana di Ninive a costruire ponti in un contesto di laicità e dignità umana libera dall’appartenenza a qualsiasi gruppo religioso. Il settarismo impedisce la cittadinanza piena.
Il rappresentante del Consiglio sociale Indipendente, racconta di un rapporto di amore tra fratelli cristiani e musulmani e invita i cristiani a tornare a Mosul e riprendere i propri beni, e gli affari.
Sono 500 le famiglie cristiane sfollate ed emigrate all’estero, solo 70 sono attualmente residenti a Mosul. Ovviamente il rientro deve coincidere alla ricostruzione economica, fisica della città insieme al tessuto sociale. Da sottolineare che la resistenza dei cristiani è stata mite e pacifica: ciò ha legittimato ulteriormente il santo pontefice a tendere una mano in segno di pace.
Il viaggio del Papa sancisce la fine del terrorismo e una riappacificazione tra cristiani e musulmani. Egli rappresenta a livello mondiale una persona credibile, che attira rispetto e fiducia. Rivolgendosi alle autorità musulmane sta a delegittimare l’autorità religiosa delle milizie terroristiche
In questa ottica politica e religiosa va letto l’incontro a  Najaf con  il Grande Ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani. Durante la visita, durata circa quarantacinque minuti, viene ribadito da Francesco  "l'importanza della collaborazione e dell'amicizia fra le comunità religiose perché, coltivando il rispetto reciproco e il dialogo, si possa contribuire al bene dell'Iraq, della regione e dell'intera umanità".
Secondo fonti vaticane,  "l'incontro è stata l'occasione per il Papa di ringraziare il Grande Ayatollah Al-Sistani perché, assieme alla comunità sciita, di fronte alla violenza e alle grandi difficoltà degli anni scorsi, ha levato la sua voce in difesa dei più deboli e perseguitati, affermando la sacralità della vita umana e l'importanza dell'unità del popolo iracheno".
Papa Francesco saluta la massima autorità musulmana con l’invocazione della sua preghiera a Dio, Creatore di tutti, per un futuro di pace e di fraternità per l'amata terra irachena, per il Medio Oriente e per il mondo intero.

Del resto la visita in Iraq è avvenuta grazie al lavoro di tanti fratelli musulmani, come il dono della croce con i simboli di Mosul donata al papa e realizzata da un artista musulmano.
 
Chi ha fede "rinuncia ad avere nemici", ha detto il Papa dalla Piana di Ur dei Caldei, dove è la casa di Abramo, il padre del monoteismo. "Chi ha il coraggio di guardare le stelle, chi crede in Dio, non ha nemici da combattere. Ha un solo nemico da affrontare, che sta alla porta del cuore e bussa per entrare: è l'inimicizia. Mentre alcuni cercano di avere nemici più che di essere amici, mentre tanti cercano il proprio utile a discapito di altri, chi guarda le stelle delle promesse, chi segue le vie di Dio non può essere contro qualcuno, ma per tutti. Non può giustificare alcuna forma di imposizione, oppressione e prevaricazione".

Siamo dunque sulla scia del dialogo tra san Francesco e il sultano Al-Kamil: un incontrarsi, guardarsi negli occhi intento a stabilire un rapporto di amicizia e di rispetto. Papa Francesco come  il suo omonimo di Assisi è andato dal "sultano" con un messaggio di pace, tracciando un percorso che non dovrà essere lasciato.
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