Tutte le Notizie

Smart Working,come umanizzare il lavoro

Inserito il 22.03.2021

Smart Working, come può umanizzare l’organizzazione del lavoro
Il Centro Culturale Veritas, ha organizzato un’ interessante conferenza sul tema Smart Working, come può umanizzare l’organizzazione del lavoro, curata dal  Prof. Michele Faioli, docente di Diritto del Lavoro presso l’Università Cattolica di Milano e Consigliere esperto del CNEL.
La problematica porta in sé molteplici valutazioni giuridiche e sociologiche. Data l’innovazione dell’argomento, eminenti studiosi, quali Biagi e D’Antona si sono occupati della materia.Gli accordi aziendali in tema di lavoro agile sono stati fin da subito in costante crescita già a partire dal 2014, lasciando spazio a numerose interpretazioni;  anche per questo, la contrattazione collettiva ha iniziato ad occuparsi di “lavoro Agile” con la legge del 22 maggio 2017.

L. 22 maggio 2017 n. 81. In particolare, l’art. 18, definisce lo smart working come “una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività”.
Fino al marzo 2020, in cui è esplosa la pandemia, l’argomento aveva riguardato la contrattazione collettiva e aziendale nel settore alimentare (vedi Barilla, Nestlè…), nel settore energetico (Eni, Enel…), in quello bancario/finanziario (Intesa San Paolo, Unicredit, AXA…) e in quello altamente tecnologico (Siemens, Shneider Electric…).
Secondo  Michele Faioli, il rapporto tra Diritto del Lavoro, Diritti dei Lavoratori e Tecnologia si può riassumere in tre livelli di analisi ognuno dei quali importa specifiche problematiche: come Fenomeno Promozionale, spingere il lavoro in un’ottica di sostenibilità;  come occasione di Investimenti pubblici e privati importantissimi, ci riferiamo ad investimenti in tecnologia avanzata non all’uso di un semplice PC; come Regolazione della tecnologia, ossia né il Diritto del Lavoro può prevalere sulla tecnologia, né è lecito imporre un  tecno-feudalesimo giuridico.
Il tema della conferenza, Smart Working, come può umanizzare l’organizzazione del lavoro, ribadisce: Lo scopo finale resta la Tutela della dignità della persona umana e il legislatore deve trovare il mezzo più adeguato per colmare quel fine.  
Il lavoro agile è un lavoro subordinato. Innanzitutto parliamo di lavoro subordinato, regolato dunque dal contratto collettivo del 2017 e non di lavoro autonomo, molto meno tutelato. Come lavoro subordinato, è il datore di lavoro che ha il potere di organizzare luogo e tempo della prestazione. Novità Covid. Di fatto la pandemia ha spinto il legislatore ad emanare la legge anti Covid dell’8 marzo 2020 in cui la disciplina del 2017 viene spalmata sull’esigenza pandemica. Il lavoro agile avrà il preciso scopo di limitare la pandemia con riunioni in teleconferenza, prestazioni lavorative da remoto ecc. Vedi lo scopo altamente promozionale dell’uso di tale strumento.
Quando si può parlare di lavoro agile: ancora incertezze. Il lavoro è tale quando si può parlare di una tecnologia avanzata, di un’ingegnerizzazione del lavoro non del semplice uso del pc da casa. Chi può beneficiare del lavoro agile? Le opacità inerenti la materia sono molteplici. Innanzitutto l’individuazione della platea, spiega Michele Faioli è alquanto critica: esistono nelle aziende talune figure ibride che non rientrano nella fattispecie del lavoro agile e di conseguenza vengono inserite nell’integrazione salariale. Ciò, al tempo dello sblocco dei licenziamenti, potrà portare al licenziamento certo.
Lavoro Agile, I poteri del datore di lavoro sono mitigati:
come regolarli in modo pacifico. Comparando il lavoro subordinato come da codice civile rispetto al lavoro subordinato in smart working emergono differenze sostanziali, oggetto di discussione tra i giuristi. Nel lavoro subordinato, Il datore di lavoro ha il potere direttivo, ossia di impartire ordini circa lo svolgimento dell’attività lavorativa, ha il potere di controllo su lavoratore, ha il potere disciplinare in caso di mancato rispetto degli obblighi professionali da parte dei lavoratori. Nell’ambito dello smart working, con l’applicazione di tecnologie avanzate, i poteri del datore di lavoro subiscono delle variazioni in relazione alle caratteristiche di flessibilità e responsabilizzazione del dipendente. Il potere direttivo, nello smart working, ad esempio,  si esaurisce nella fissazione degli obiettivi che il lavoratore deve raggiungere.
La macchina, può monitorare e sostituire il datore di lavoro nel potere di controllo? No, Il lavoratore ha diritto a non essere spiato tramite sistemi digitali, a meno che non ci sia un accordo tra le parti.
E’ chiaro che molte di queste clausole sono regolate tra datore di lavoro e lavoratore, secondo un’autonomia individuale. Ciò è sempre pacifico? Non sempre, per questo i giuristi sostengono che era meglio legarle al contratto collettivo.
Smart working e telelavoro: sono la stessa cosa?
Assolutamente no, sia dal punto di vista contrattuale che dal punto di vista sostanziale.Il telelavoro consiste in una prestazione lavorativa svolta al di fuori della sede aziendale con il supporto di tecnologie, in cui il datore di lavoro ha pieni poteri di organizzazione dei tempi luoghi della prestazione, controllo e disciplina. Lo smart working incarna una filosofia lavorativa svolta con flessibilità ed autonomia e basata su principi di fiducia e responsabilità.
Presente e futuro della Pubblica Amministrazione. Con l’emergenza sanitaria il Lavoro Agile è definitivamente decollato, mutando e semplificandosi soprattutto in ambito di Pubblica Amministrazione. Qui si parla di Piano Organizzativo per il Lavoro Agile, POLA, siglato lo scorso 10 marzo dal premier Mario Draghi e Brunetta e da Cgil, Cisl e Uil che regola accesso agevolato, congedi e molto altro. Certamente in questo ambito, la materia ha una forte spinta promozionale su cui c’è ancora molto da  lavorare, una sorta di  mappa del funzionamento dei vari uffici. Piano che però solo il 33,3% delle amministrazioni statali, su un totale di 162, hanno pubblicato entro la scadenza del 31 gennaio scorso fissata dal «Decreto Rilancio. Tra i punti principali che dovranno regolare il lavoro a distanza, il diritto alla disconnessione, fasce di reperibilità, formazione specifica, protezione dei dati personali e permessi e assenze.
 
Chi ci guadagna?
I prestatori di lavoro possono meglio gestire la propria vita personale, aumentando perfino la propria produttività lavorativa. Le aziende hanno dipendenti più efficienti e vedono ridotti i loro costi di struttura. Oltre al rischio da pandemia.
Chi ci perde?Tempi di lavoro dilatati, sicurezza del dipendente, privacy personale e  aziendale potrebbero essere lesi. Per non parlare dello svuotamento di interi quartieri, pensiamo alle grandi città come Roma: le vie dei ministeri sono deserte con un crollo delle annesse  attività terziarie. Egualmente il centro è più vivibile in termini di riduzione di traffico e inquinamento, ma a quale prezzo?
https://www.centroveritas.it/


Valentina Niccolai

Torna Indietro