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Fatti non foste a viver come Robot

Inserito il 15.04.2021

Robot Umanizzati: i mestieri del futuro e l’uomo

Fatti non foste a viver come robot,Utet editore,  da un approfondimento dell’autore, l’economista  Marco Magnani presso il Centro Veritas, associazione culturale Gesuiti.
Il libro e la relativa conferenza  parlano dei cambiamenti sostanziali avvenuti a livello economico mondiale e al loro impatto sulla vita dell’uomo.  Recentemente, abbiamo avvertito a livello planetario tre scosse fortissime: l’attacco alle Torri 11 settembre, la crisi economica finanziaria del 2008, la Pandemia. Impellente e contemporaneo il Climate Change. Parliamo di cambiamenti dirompenti, a ondate più frequenti rispetto al passato; pensiamo ad esempio alle rivoluzioni industriali con l’avvento della macchina a vapore prima e dell’elettricità poi, che si sono spalmati sul panorama economico e sociale per quasi un secolo ciascuno. O all’introduzione del PC e di Internet, che hanno innescato cambiamenti nell’arco di qualche anno.
Come accaduto in passato, tali cambiamenti porteranno crescita economica?
Oggi i cambiamenti sono più dirompenti, spiega Magnani nella conferenza Fatti non foste a viver come robot: la globalizzazione, la rapidità della comunicazione, per cui certi fenomeni economici nazionali si espandono a diventare brevemente affari internazionali per cui è difficile orientarsi, prendere decisioni, cavalcare l’onda. Darwin docet: “Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere, ma quella che si adatta meglio al cambiamento.”
Qualsiasi cambiamento nel corso della storia, parliamo di innovazioni tecniche, scientifiche, finanziarie, innesca certamente un impatto positivo nel lungo termine, vedi l’aumento della produttività e dell’occupazione ma porta in sé un periodo di transizione cosiddetto duro. Pensiamo ad esempio alla crisi del 29 negli Usa con la riduzione immediata del traffico su cavalli (carrozze, prezzo avena, gestione animali, crollò tutto) a cui seguì l’introduzione dell’automobile, modello T di Ford con un processo a catena di aumento della produttività, livelli di occupazione, prodotti assicurativi. Così come il passaggio dalla calcolatrice al PC: per almeno un decennio il sistema ha stagnato.
In Fatti non foste a viver come Robot  ci si domanda: avverrà così anche questa volta?
Con le nuove tecnologie, che irrompono a ritmi frenetici, alla crescita produttiva coinciderà un incremento dell’occupazione? Quale l’impatto con i nuovi Robot, intelligenza artificiale, big data? A rischio i vecchi mestieri con quali effetti sull’occupazione?
Un attore nuovo e imprescindibile è la sostenibilità nelle sue declinazioni: sociale, demografica, ambientale, sanitaria, alimentare, energetica. Resisterà il sistema a questa immissione di energia esagerata, alla tecnologia a catena (blockchain) o si avranno conseguenze negative in termini di disoccupazione, disuguaglianze, instabilità?
Al minor lavoro e quindi consumi, saprà rispondere la spesa pubblica con migliorati investimenti? E’ da una trentina d’anni che la classe media subisce scosse politiche e sociali con difficoltà a reinventarsi una formazione al passo con le nuove tecnologie lavorative. L’effetto domino  storicamente consolidato nel passato si ripete ingigantito: non solo operai, cassieri, magazzinieri, i cosiddetti vecchi mestieri,  ma anche avvocati, medici giornalisti, bancari, trader saranno sostituiti da robot.  Nel breve la classe media verrà sopraffatta dalla nuova intelligenza artificiale che la rimpiazzerà quasi totalmente, pensiamo agli algoritmi in finanza, nel giornalismo; a Wall Street, il 50%  delle transazioni di livello medio basso è gestito da algoritmi. Da qui un quesito di ordine sociale: l’accesso alla formazione superiore in grado di gestire le macchine, è riservato a tutti, democraticamente, o è di una certa Elite?
Non ho paura della macchina che avanza ma dell’uomo che arretra. I futuri lavori di data scientist, l’elite, saranno al top di una nuova piramide sociale che vedrà la classe media sempre più sottile e con una base ampia di persons slavers, nuovi schiavi. Aumentano le disuguaglianze sociali, i giovani istruiti che potranno accedere alla migliore formazione, molto costosa, faranno sempre più parte di una selezione . Dunque, Fatti non foste a viver come Robot , benedice il robot che migliora la vita delle persone, ma a certe condizioni. Del resto, nella Genesi si recita “ Dio pose l’uomo nel giardino dell’eden perché lo coltivasse e lo custodisse”, vedi la sostenibilità.
Il Prof. MarcoMagnani prova a rispondere con varie proposte.
Gli stati dovrebbero garantire una scuola di qualità accessibile a tutti, gratis fino ai 18 anni, con la maturazione di un credito che sarà rimborsato nel corso della vita lavorativa. Dunque tutti potranno imparare nuove professioni, in ottica di prestito di cittadinanza.
L’avvento della supremazia delle macchine, con la riduzione dei posti di lavoro del 30-40% sarà supplito dalla creazione di un fondo sovrano spalmato sulle varie attività economiche, in possesso, in piccola quota, ai lavoratori. Ne consegue che la perdita di ritorno sul lavoro sarà compensata da un ritorno sul capitale: un reddito di capitale quindi correlato agli aumenti di produttività dovuti alla nuova tecnologia. Una sorta di vero capitalismo in cui la redistribuzione del reddito è sostituito da una reale predistribuzione.

Globalizzazione significa mobilità del lavoro anche geografica: dove saranno collocate le nuove sofisticate mansioni di gestione tecnologica e queste saranno in grado di compensare i vecchi mestieri? Secondo il World Economic Forum il 65% dei bambini della scuola primaria di oggi  andrà a fare lavori che non esistono.
Ecco che si apre un’altra risposta a favore della qualità della vita dell’uomo:  rallentare il progresso non è  possibile. Dunque una seconda via è quella lasciare spazio ai robot per fare aumentare le attività ricreative, culturali dell’uomo. Ma ciò potrebbe essere pericoloso:  il lavoro ha una valenza  sociale e identitaria non sostituibile.

Terza via: utilizzare e governare le macchine per migliorare la produttività del lavoro, la sua qualità: l’uomo deve rimanere al centro, governare il processo tecnologico, diventare pastore di robot, utilizzare le macchine per migliorare il proprio lavoro,  la produttività economica ma soprattutto la propria qualità di vita.
Pastori di robot dunque, il futuro che ci attende in un nuovo umanesimo tecnologico.

Valentina Niccolai
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