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Milano, terra di Missione PIme.

Inserito il 06.05.2021

Incontriamo Padre Mario Ghezzi, 54 anni,  Missionario PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) direttore del Centro Pime di Milano, 21 anni di sacerdozio di cui 17 in Cambogia.
 
Padre vorrei presentarla ai nostri lettori.

Sono cresciuto a Cinisello Balsamo, ho sempre frequentato la parrocchia, un giovane come tanti; in quegli anni si svolgeva la Scuola della Parola, progetto del Cardinale Martini, una volta al mese: era un momento importante per noi giovani che partecipavamo con entusiasmo. Ricordo che fu come un colpo di fulmine: un giorno sentii una sensazione di gioia grandissima e che Dio stava preparandomi per qualcosa di bello. La vita sacerdotale e missionaria, appunto.
 
Dunque due vocazioni nate insieme?

Come ha avuto modo di ricordare Papa Francesco nell’anno missionario straordinario, 2018, “Battezzati e inviati”, la missione è legata al battesimo, dunque riguarda ogni cristiano.  
 
Nel 2000 la partenza per la Cambogia
Dopo 6 mesi in America per apprendere l’inglese, sono volato in Cambogia. Là ho trovato un paese che usciva d una guerra ventennale, che si stava riprendendo. Alla distruzione fisica seguiva la distruzione sociale e spirituale. La filosofia buddista, prevalente, era veramente colpita nel profondo e  la chiesa cattolica si reggeva su una manciata di fedeli sopravvissuti alle violenze dei Khmer rossi. Una Chiesa quindi inesistente, povera, dilaniata, senza strutture. Per tre anni mi cimentai nello studio della  lingua khmer e  venni assegnato al seminario teologico dove lavoravo come padre spirituale, e insegnante. Ricordo che c’erano molti giovani liceali e universitari che si convertivano: pensiamo ad un paese in cui negli anni’70 con la dittatura di Pol Pot, solo portare gli occhiali era motivo di uccisione, perché spacciati per intellettuali. Si celebrava l’Eucarestia con attorno poche suore di origine vietnamita, 6 famiglie convertite nei campi profughi e un centinaio di bambini che frequentavano la comunità.
 
Com’era la sua vita da missionario?
Il metodo Pime si basa sull’evangelizzazione che passa attraverso la formazione e l’attività pastorale tutta senza dimenticare la vicinanza umana, far sentire i fratelli e le sorelle “ a casa”  all’interno della comunità cristiana. Con i giovani istruiti l’approccio alla conoscenza era più approfondito; poi ho assistito a conversioni degli anziani attratti anche da quello che operava la missione “abbiamo visto che voi cristiani fate cose buone”. L’opera di Dio si esprimeva in Cambogia come in molte altre missioni Pime con la creazione di scuole per disabili, case di accoglienza per bambini, centri per poveri e ammalati, ecc.
Abbiamo anche creato un ostello per malati che è diventato un modello per la sanità nazionale per la diocesi, centro di pastorale sanitaria nazionale.
 
Amore e ragione dunque sempre insieme come ama ripetere sempre Papa Benedetto XVI

Noi missionari Pime lavoriamo a sevizio delle parrocchie locali aiutandole a ricostruirsi nell’incontro concreto con il prossimo in cui vediamo il volto di Cristo. Agiamo in modo molto snello nelle missioni; senza burocrazia, partiamo dalla realtà, da cosa ci chiede quella terra e quel popolo. Si lavora nella vigna del Signore svestendosi degli schemi si va e si parte nelle modalità in cui c’è permesso; queste attività apparentemente laiche si fondano proprio sull’annuncio diretto della Parola andando incontro al prossimo, là dove esso si fa trovare. E’ da questo principio e convinzione che intendo portare avanti il lavoro missionario qui a Milano,  città che ho trovato molto segnata.
 
In che senso segnata: Milano terra di missione?

Milano è da sempre una città interessante per diversi aspetti. Vi tornavo ogni tre anni per le vacanze, di recente ho potuto capire che siamo in missione anche qui. Faccio un esempio: i figli dei miei amici coetanei mollano l’esperienza di chiesa intorno ai 20 anni, appena entrati nell’età adulta, e pure lo zoccolo duro del cattolicesimo tradizionale si è rotto; a Milano gli oratori sono spesso vuoti e di conseguenza bisogna capire come stare in questa realtà.
 
Il rinnovato centro Culturale Pime a Milano risponde a queste nuove esigenze?
Nella nostra sede rinnovata si trova un distaccamento dell’Università Cattolica. Grazie alla moderna caffetteria, intercettiamo molti studenti della cattolica. Lo scopo è di incontrarli, “prenderli per la gola”, proporre loro un messaggio, un’esperienza di missione, percorsi spirituali.
 
Un centro per giovani di Elite?
No, è anche qui la sfida. La sala studio e biblioteca, in fase di realizzazione, con 50 posti vuol far incontrare ragazzi di ogni estrazione. Così vorremmo creare anche creato un dopo scuola gratuito per i ragazzi dei quartieri disagiati vicini. Dunque, incontrando i ragazzi della cattolica vogliamo proporre loro un’occasione di servizio per ragazzi disagiati nel tentativo di tenere insieme diversi ceti sociali.
 
 
Anche cultura ed ecumenismo?

Certo, qui vogliamo trasmettere il carisma del Pime colorando la missione di eventi culturali di ogni tipo, performance teatrali, presentazione di libri di ogni genere. Abbiamo per questo restaurato il teatro e rinnovato le sale per conferenze e gruppi.  Oltre alla cultura, vogliamo infondere l’amore per l’esperienza missionaria condivisa da circa 500 giovani che seguono i nostri cammini. Ad esempio, col cammino Giovani e Missione, i  ragazzi fanno esperienze di weekend formativi con attività in missione all’estero accompagnate da cammini di rilettura dell’esperienza. Crescere in missione.
 
Poi il Covid......
Eh sì: tutto bloccato, specialmente un centro che vive di incontri e assembramenti.
Abbiamo quindi lavorato in collaborazione con i nostri confratelli esposti in missione, sia al Covid sia ai disordini politico sociali. Per questo abbiamo  aperto un fondo per la raccolta soldi a favore dei popoli delle nostre missioni che hanno subito il covid in modo totale. Pensiamo alla povera gente che vive di lavoretti alla giornata, bancarelle, piccoli servizi: tutto perso. Oltre alle condizioni igieniche sanitarie praticamente nulle nei paesi poveri. Dunque, oltre alle morti per covid, altre morti per sopraggiunta povertà estrema. Così il Pime ha intercettato la generosità del popolo italiano che ha donato 418 mila euro destinate all’assistenza di 22,185 famiglie in 10 paesi di missione Pime, con i nostri centri affollati all’estremo a causa di file lunghissime di persone in cerca di un tozzo di pane. Non possiamo certo supplire all’esigenza sanitaria, ma possiamo aiutare per una minima sopravvivenza.  
 
 
Quali emergenze oggi nelle missioni Pime.

Ne dico solo alcune: il Camerun alle prese con Boko Haram, la Costa d’Avorio in fermento per le prossime elezioni, Hong Kong agitata dalle proteste popolari e l’Amazzonia aggredita da uno sfruttamento distruttivo. C’è forte anche l’emergenza della sostenibilità ecologica che richiede un intervento missionario. E’ stato per questo lanciato il progetto Papua Nuova Guinea, prima missione Pime datata 1850.
Paese ricco di risorse naturali, foreste, terreni fertili aggrediti da uno sfruttamento spasmodico che ha impoverito le popolazioni locali. L’equilibrio ambientale, già minacciato dai cambiamenti climatici è ulteriormente appesantivo da un’economia che non ha alcun grado di sostenibilità. I missionari del Pime, sulla scia dell’enciclica di Papa Francesco Ludato SI’hanno lanciato il  Fondo S142 – Sorella Papua Nuova Guinea a cui  i confratelli esteri potranno  accedere per usare  finanziamenti che aiutino a fronteggiare l'emergenza, promuovendo progetti e attività di sviluppo eco-sostenibile e sensibilizzando le comunità locali a tali temi.
Ricordiamo tra le numerose iniziative il Sostegno a Distanza, introdotto nel 1969 dai missionari del Pime, pionieri in Italia per questo strumento  che permette di aiutare bambini, giovani e persone con disabilità che vivono nei Paesi di missione. Sul sito www.pimemilano.com troviamo tutte le informazioni per conoscere meglio il mondo Pime e le varie iniziative.

Un messaggio di Speranza, padre Grezzi.
Il cristiano vive quotidianamente la bellezza del Vangelo e se ne fa portatore. Qualche giorno fa un giovane mi diceva: io attraverso il Pime ho conosciuto più a fondo Cristo e ora mi sento inondato da questo amore così grande. Voglio trovare una forma di vita che mi permetta di donare agli altri la bellezza di conoscere Cristo.

Questa è l’essenza della vita cristiana e della missione. Sarebbe bello se ogni battezzato vivesse la fede in Gesù con lo stesso anelito missionario di questo giovane.

Valentina Niccolai

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