Casa Famiglia Habitare

Casa Famiglia Habitare

Esiste un luogo in Valdichiana senese, in quel di Sinalunga, proprio ai piedi del colle della Madonna del Rifugio in cui si sta vivendo un’esperienza straordinaria.
Si tratta della casa Habitare, una bellissima casa perfettamente attrezzata in cui si sperimenta un progetto di convivenza tra assistenti e ospiti con disabilità psichiatriche. 
Ho conosciuto questa realtà grazie ad una volontaria AVO Valdichiana, prima testimone e protagonista di una fitta rete di proficue relazioni tra istituzioni dirette al benessere della persona, in terra etrusca.
Infatti questa realtà nasce proprio grazie alla volontà delle istituzioni pubbliche e private in particolare la Cooperativa Koinè di Arezzo, l’Istituto Agazzi e la APSP Redditi. 
Una felice coincidenza di incontri mi ha permesso di conoscere a fondo questa eccellenza chianina, già sperimentata in passato grazie alla felicissima esperienza dei miei figli, Pietro e Mariasole presso il nido d’infanzia Koiné a Guazzino.  Koiné del resto non richiede grandi presentazioni; è una delle più fiorenti ed innovative cooperative sociali della Toscana con circa 700 addetti, un centinaio di attività e servizi con oltre 3500 utenti medi al giorno. 
 
Habitare In pratica: 8 ospiti con disabilità psichiche di vario grado vivono felicemente in una comunità organizzata da 8 persone tra assistenti persone tra , educatori ed infermiere, intenta a riprodurre le formule familiari del normale abitare.
 
Una volta dentro si rimane favorevolmente impressionati dalla bellezza della casa: l’arredo richiama l’ambiente di un famose store svedese ma qui non c’è niente di finto, è tutto vero.
 

In questo luogo elegante e confortevole mi accolgono gli abitanti:“Benvenuta a casa nostra”.

Già qui non si può non rimanere colpiti.
 
Con gioia mi mostrano la loro casa: camere, cucina, spazi comuni, belli e in ordine e pulizia impeccabili. “Siamo noi che ci occupiamo della casa, seguiti dagli assistenti: puliamo, mettiamo in ordine, rifacciamo i nostri letti. Ogni giorno abbiamo colazione alle nove. Ci alziamo liberamente e siamo quasi sempre puntuali. A parte Claudio che ha sempre sonno……”
 
Già perché disabilità non significa chiusura all’accoglienza dell’altro.
Una volta dentro ci si sente veramente accolti in casa d’altri, in modo caldo, inusueto per noi toscanacci. Subito ti viene offerto un caffè o un orzo, secondo le buone maniere.
Come in ogni casa, ci spiega Roberta Fragai, si deve rassettare. In questo i ragazzi provvedono con ordine e amore, ma senza regole militaresche in modo da non creare stess e riprodurre i ritmi del normale abitare: si sparecchia, si carica la lavastoviglie e ognuno rifà il proprio letto. Al bisogno si carica la lavatrice e si stendono i panni.
 
Nella seconda parte della mattina si cominciano le attività, altro fiore all’occhiello della Comunità: palestra, piscina, yoga, lezioni di cucina, comprese al mercato, passeggiate.
 
Un progetto di de-istituzionalizzazione come Habitare  è concretamente realizzabile secondo un protocollo efficace che prevede la costruzione di rete locali integrate e differenziate di servizi.
 “I nostri partner sono tutti altamente professionali e convinti della bontà del progetto. Ricordiamo anche care volontarie come le signore con cui facciamo il corso di cucito o chi viene semplicemente a trovare gli ospiti, secondo orari prestabiliti.
Lo scopo è quello di un qualche reinserimento sociale curando ogni tipo di rapporto, compreso quello con gli operatori, i familiari e gli amministratori di sostengo. C’è bisogno di tutti. Come una corale.
 
Grazie a questa sinfonia ben coordinata si è registrato un forte miglioramento del livello di benessere dei singoli e del gruppo.
 
Ovviamente è fondamentale il percorso sanitario personalizzato ma attuato in un contesto familiare come questo, stimola al recupero delle proprie autonomie e produce benessere relazionale”.
 
Parlando con loro, si capisce che nessuno di questi uomini e donne vive la casa come un luogo di ricovero ma veramente come casa propria.
E avete presente la sensazione che si ha quando si entra in una casa?
Tutti noi siamo in grado di riconoscerne il clima: ci si vive bene o ci si vive male, c’è pace o discordia.  
 
Uscendo dalla casa Habitare di Sinalunga viene voglia di tornare. Non come in certi luoghi di cura dove vorresti scappare prima possibile.
Qui a casa Abitare, tutto bene!

Valentina Niccolai

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