I monaci nel mondo di Divo Barsotti

I monaci nel mondo di Divo Barsotti

In tempi di pandemia, affrontare la vita quotidiana in solitudine, con la perdita delle sicurezze lavorative e familiari se non addirittura in totale abbandono ha significato per molti disperazione e depressione. La chiesa nella figura di un papa forte e coraggiose quale Papa Francesco ha abbracciato tutta l’umanità sofferente offrendo sostanziali aiuti di carattere spirituale e materiale.Il tempo nel lockdown si è notevolmente dilatato e ciò ha imposto all’uomo di fare i conti con sé stesso prima che con Dio. L’uomo, anche il più lontano dalla spiritualità religiosa, ha sentito il bisogno di ascoltare il proprio io interiore bombardato da miriadi di immagini e sensazioni. 

Molte persone hanno sentito il bisogno di riscoprire le sfumature sensibili di una religiosità più o meno persa negli anni. Le nostre abitazioni sono divenute delle vere e proprie celle arricchite da angoli di spiritualità dove poter attingere forza e vigore. In questo cammino “in solitaria”, viene in soccorso l’intuizione tanto antica quanto moderna del monachesimo interiorizzato di ispirazione orientale, in una versione tradotta in chiave occidentale da un grande monaco, poeta e predicatore del ’900: Padre Divo Barsotti.

Per saperne di più, basta recarsi sulle colline fiorentine di Settignano dove troviamo Casa San Sergio, la prima casa di vita monastica  fondata dal Barsotti, ‘casa-madre’ di una fervente comunità religiosa di ispirazione monastica, la Comunità dei figli di Dio. 


Negli anni l’intuizione felice del grande monaco sacerdote ha portato frutti in termini di case di vita comune in Italia e all’estero, di formazione per religiosi e laici sparsi nelle vie del mondo. 


Perché la spiritualità monastica nel mondo dovrebbe venire in soccorso all’uomo moderno, ferito nella carne e nello spirito?


Innanzitutto facciamo riferimento ad una interiorizzazione dello spirito monastico ossia ad un modo di vivere la vita quotidiana alla presenza continua di Dio, nel monastero della nostra anima.


I figli spirituali del Padre Barsotti consacrati nella CFD e suddivisi in diversi rami, testimoniano l’essenza della vita religiosa di ispirazione monastica. Il monaco fin dall’antichità non ha opere istituzionali da compiere, ma vive la propria vocazione nell’incontro con Dio in una vita orientata all’ascolto della Parola, alla preghiera personale e comunitaria, alla liturgia portando nel cuore l’intera umanità. Per questo l’uomo e la donna del mondo si ispireranno alla preghiera propria del monachesimo quando possibile e secondo i doveri del proprio stato: liturgia delle ore, meditazione della Sacra Scrittura, amore per l’Eucarestia e ovviamente carità fraterna nello stato di vita a cui ciascuno è chiamato. Sempre in totale adesione alla Chiesa Cattolica di Roma e al Santo padre Papa Francesco. 

 

All’uomo di oggi è stata tolta molta della sua operatività a causa della pandemia; forse siamo tornati ad una certa sobrietà nei desideri, nell’esteriorità, all’essenzialità della vita. Questi sono aspetti che facilitano in un certo senso la permanenza in questa cella interiore che è la nostra anima in cui incontriamo Dio e l’umanità ferita che ha il volto del Cristo in croce.

Diceva Barsotti: “Fin da ora dobbiamo abituarci a vivere nel vuoto delle cose la presenza infinita di Dio. Dobbiamo anticipare in qualche modo nella povertà, nell’umiltà la presenza della gioia e della pace che ci aspettano domani”.  Per chi lo vive, ciò ha voluto dire trasformare il tempo doloroso in tempo di grazia. 

Certo, la bontà e l’attualità del monachesimo interiorizzato non si limitano a questo periodo di spogliazione della nostra vita ma possono essere vissuti in qualsiasi contesto ‘normale’, come testimoniano le centinaia di “monaci nel mondo” di formazione barsottiana. 


La bella notizia?

Tutti noi, in forza del Battesimo,  portiamo già nel cuore il Regno di Dio. Dunque chiunque battezzato può vivere questa unione intima con Dio, come recita il monachesimo interiorizzato.

Ma non solo.  L’uomo e la donna delle strade,  vengono arricchiti dalla vita di relazione, dalla condivisione delle gioie e delle sofferenze altrui riportandole a Dio in un’esperienza di preghiera. Che viaggio incredibile!

Tale dimensione di preghiera,  principalmente contemplativa, non separa l’uomo dai compiti quotidiani ma anzi, l’anima che è continuamente unita a Dio manifesta e testimonia nella vita attiva la pace, l’abbandono fiducioso tra le braccia di Dio, frutto proprio di questo incontro intimo. 

Dunque l’uomo moderno, non trova certo pace, speranza e sollievo nei meandri del mondo ma riuscirà a valorizzare ogni esperienza in un equilibrio tra attività e contemplazione. 

Alla base di questa realtà c’è un programma di preghiera e seria formazione spirituale che la Comunità dei figli di Dio fornisce a chi vuole conoscerla. 

Di questo parleremo in un altro articolo…...

Valentina Niccolai

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