Caritas Montepulciano Chiusi

Caritas Montepulciano Chiusi

Caritas Diocesana, nuovi volti e più italiani secondo i dati Mirod 2020
Fin dai primi giorni dell’emergenza Covid-19, La Chiesa di Montepulciano non si è tirata indietro. La comparsa della pandemia ha richiesto uno sforzo ulteriore di protezione sanitaria e di ampliamento del tempo giornaliero di accoglienza all’interno dei centri Caritas sparsi nei 13 comuni della Diocesi. L’ impegno non vuole essere sostitutivo delle Istituzioni, né tantomeno concorrenziale  ma con il prezioso contributo di tanti volontari, laici e religiosi si è cercato di costruire un pezzo di società più giusta, più rispettosa, più garante dei diritti delle persone, più umana.
Per comprendere meglio lo sforzo compiuto, riportiamo i dati Mirod 2020: La tabella indica il numero dei nuclei familiari assistiti durante il 2020 dalla nostra Caritas mese per mese (blu scuro), confrontato con i dati del 2019 (azzurro). E’ possibile evidenziare che nei mesi più difficili della pandemia, da marzo a maggio (primo lockdown) la Caritas diocesana ha aumentato il numero degli assistiti molti dei quali da inserirsi nella categoria di “nuovi poveri” ossia persone che per la prima volta sui sono rivolte alla Caritas. 
Abbiamo registrato sulla nostra piattaforma 471 nuclei familiari della nostra diocesi, assistiti per lo più con la distribuzione delle borse alimentari (prima a domicilio poi in un punto di incontro convenzionale in ogni parrocchia, di solito di fronte alla chiesa).Le unità totali conteggiate sono state comunque 738, che sono venute più volte nei nostri centri di ascolto; ad esse vanno aggiunte le persone che hanno ricevuto svariati tipi di assistenza con servizi telefonici e online. 
La presenza dei nostri volontari nei centri di ascolto ha permesso di aumentare e diversificare  i servizi forniti che possono essere suddivisi in aiuti di carattere psicologico/spirituale e aiuti materiali. 
Fondamentale è stato il supporto psicologico nell’affrontare le paure da pandemia, solitudine, depressione, compreso il passaggio attraverso la malattia o l’accompagnamento alla dimensione del lutto. La chiusura delle attività, l’attesa per il sostegno da parte delle istituzioni ha gettato letteralmente nello sgomento tanti piccoli commercianti e lavoratori autonomi del terzo settore. Orientamento e supporto fanno la differenza, in genere, soprattutto in situazioni di emergenza: pensiamo al disagio psicologico-relazionale all’interno di molte famiglie sfociato in violenza sulle donne, alle difficoltà scolastiche, o allo sgomento per la rinuncia/rinvio di cure e assistenza sanitaria. Per gli anziani è stata drammatica la ricerca del sostegno socio-assistenziale (assistenza a domicilio, compagnia) non potendo più ricevere visite da parenti e amici.  
 Gli aiuti materiali sono stati anch’essi ampliati a causa della pandemia. Registriamo la distribuzione dei dispositivi di protezione individuale/fornitura igienizzanti, la consegna dei pacchi alimentari,  l’ acquisto farmaci e prodotti sanitari, il supporto e l’orientamento rispetto alle misure messe in atto dalle istituzioni, il pagamento di utenze (bollette, affitto ecc.e la distribuzione di indumenti in sede (questo servizio però è partito a novembre).
Inoltre, se è difficile accettare la regola  “state a casa”, è decisamente drammatico per chi una casa non la possiede e si trova a vivere in strada a maggior rischio contagio.  
La Caritas diocesana in numeri:  quasi tutti i nuclei familiari registrati (406) hanno usufruito dei generi alimentari a disposizione del nostro emporio, 112 hanno portato delle fatture di utenze da pagare e 33 affitti, 35 hanno chiesto aiutiper spese di trasporto, 23 per spese sanitarie, 18per prestiti e microcrediti, 10 per la spese scolastiche, universitarie opartecipazione a corsi professionali, 4 per alloggio a medio o a lungo temine, 3 per consulenze legali.
I nuovi volti della povertà
Nel dettaglio si sono rivoti alla Caritas diocesana per lo più disoccupati in cerca di nuova occupazione, , lavoratori precari/saltuari che non godono di ammortizzatori sociali, lavoratori dipendenti in attesa della cassa integrazione, lavoratori autonomi/stagionali, pensiamo agli impieghi nel turismo,  pensionati, persone con impiego irregolare, precari: gli analisti economici parlano della  nuova categoria dei working poor  ossia persone con un  lavoro che spesso non riesce a fornire una adeguata protezione sociale. A questi si aggiungono le famiglie con persone con disabilità e handicap che hanno visto tagliati molti aiuti sociali e infine casalinghe. 
La chiesa Cattolica attraverso Caritas ha impedito, in alcuni casi, la caduta in miserie della disperazione quali usura, indebitamento diffusione del gioco d’azzardo e altre forme di dipendenza e violenza. 
Il dato socio economico: Chi era povero in passato, soprattutto in seguito alla crisi 2008, innescata dal fallimento Lehman & Brothers,  si ritrova oggi inevitabilmente più deprivato, mentre chi si collocava appena al di sopra della soglia di povertà (l’Istat parla di famiglie “quasi povere” secondo i parametri di calcolo della povertà relativa) non ha più il necessario per vivere. Dunque, se la fila delle persone fuori dai centri Caritas è sempre più lunga è anche vero  che sono aumentati  gli Italiani in cerca di aiuto.  Le 471 unità rappresentanti i nuclei familiari assistiti (con una media di 3,6 persone a nucleo) sono quasi ripartiti a metà tra utenti di cittadinanza italiana (203) e straniera (268). 

Gli utenti stranieri in dettaglio: Tra questi 50 famiglie sono Filippine, 47 provengono dal Marocco, 36 dalla Bulgaria, 29 dalla Tunisia, 21 dalla Romania, 11 dall’Albania, 7 dal Perù, 6 dalla Polonia, 5 dalla Nigeria, 4 dall’India, Serbia, Kosovo; 3 dall’Algeria, Bangladesh, Colombia, Ucraina: 2 dall’Argentina, Brasile, Cuba, Ghana, Repubblica Dominicana, Senegal e 1 dalla Bosnia Erzegovina, Burkina Faso, Camerun, Costa d’avorio, Egitto, Russia, Gambia, Guatemala, Liberia, Macedonia, Moldavia, Pakistan, Spagna, Sri Lanka   Da notare la comparsa per la prima volta della popolazione Filippina (mai registrata prima), tra la popolazione stabile da notare l’incremento delle famiglie Marocchine rispetto ai Bulgari e ai Rumeni, leggermente in calo le famiglie provenienti dall’America Latina

Numeri che portano a persone
Quasi paritari i beneficiari Caritas:uomini (269) e donne (202). Molto più presenti le donne, spesso sole, provenienti dai paesi balcanici rispetto alle popolazioni nord africane (maggioranza di uomini da soli). Il coraggio nel superare l’umiliazione di chiedere aiuto per la propria famiglia viene molto spesso dalle donne mentre sono maggiormente gli uomini a registrarsi, con i propri documenti e i certificati ISEE, in qualità di  capofamiglia.
Prevalenza di  religione cattolica, seguita dalla musulmana e ortodossa; il titolo di studio più frequente è il diploma di scuola media inferiore, a seguire la licenza elementare, nessun titolo, media superiore e infine la laurea.
Dalla sede Caritas in Montepulciano, non si è mai interrotto il monitoraggio sulla situazione sociale della nostra diocesi in ottica di un working progress sui  processi di integrazione nel medio e lungo periodo, che potranno suggerire anche nuovi modi di essere comunità che sa educare alla fede in un’ottica di Fratelli tutti. Di grande incoraggiamento le nuove generazioni che nell’emergenza in atto sono venute in soccorso e in sostituzione di molti volontari anziani, costretti a casa dalla pandemia.Il vivaio di questi giovani rappresenta una risorsa importantissima da curare, accompagnare, valorizzare 
Valentina Niccolai. 
da Araldo Poliziano 

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