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Dott. Paolo Schiavo e le Dipendenze giovanili

Inserito il 09.05.2019

Si è svolto nel mese di Aprile un interessante conferenza promossa dalla Parrocchia Nostra Signora del Rosario sul tema delle dipendenze giovanili. Ospite del nostro parroco Don Roberto Malpelo, il Dott. Paolo Schiavo esperto del settore con pluriennale esperienza in centri di recupero giovani. L’approccio, esclusivamente scientifico, ha analizzato le più comuni dipendenze giovanili, dall’uso di sostanze alla più lieve ma non meno comune dipendenza giovanile dai social e tecnologie varie.
Ripercorriamo, aiutati dal generoso Paolo Schiavo, le spiegazioni fornite con estrema precisione.
Di quale contesto parliamo?
Parliamo dell’ambito in cui si muove il giovane essere umano: la famiglia in primis, la scuola, il gruppo di amici, reali e virtuali.
L’essere umano è fatto per mettersi in relazione con l’altro (da solo non sopravviverebbe!), in una relazione d’amore reciproco (per amare ed essere amato).
Questa relazione si instaura precocemente già in fase intra-uterina e prosegue nei primi anni di vita. La famiglia, come primo nucleo, è e rimarrà un punto focale per lo sviluppo presente e futuro del figlio, sia nel suo successo sia e soprattutto in un eventuale insuccesso.
Esiste un sistema che la regola e la definisce (anche nei ruoli): parliamo dell’ossitocina (l’ormone dell’amore) che permette lo sviluppo del comportamento materno (nella donna) che comprende anche l’allattamento e l’accudimento, e paterno (aumento del comportamento protettivo nei confronti della moglie e del figlio appena nato), incremento dell’attenzione (anche aggressività) nei confronti di altre persone/situazioni che potrebbero essere interpretate come pericolose, riduzione dell’appetito sessuale (si riduce la concentrazione di ormoni maschili).
La madre è quindi la prima protagonista della relazione col figlio; successivamente sta proprio al padre “portare via” il figlio alla madre, perché lo stesso possa poi creare una nuova famiglia.
I tre vermi presenti nel nostro cervello
Esiste, tra gli altri, un altro sistema situato nel cervello più profondo, che è chiamato “sistema di gratificazione”. Questo ha profonde interconnessioni con la memoria e con la parte “più razionale” del nostro cervello. Potremmo quasi pensare che Jame de Angulo, con la storia dei tre vermi presenti nel nostro cervello e responsabili delle nostre decisioni, come descritti nel suo “Racconti Indiani”, ne avesse trovato tracce nei miti degli Indiani d’America: il verme giovane che è istintivo e “godereccio”, quello anziano che dice spesso NO! E infine quello che deve decidere la decisione da prendere di fronte ad ogni situazione e l’annota per non tornare più sull’argomento (memoria).
 Il sistema di gratificazione è quello che risponde con il piacere, quando stimolato. Che cosa è in grado di stimolarlo? Il raggiungimento e il mantenimento di comportamenti finalizzato al soddisfacimento di bisogni primari: il rapporto sessuale, il parto, il mangiare lo stare in compagnia (di nuovo relazioni con il partner, con il bambino nel canale del parto, con il cibo, con gli altri). Ognuno di questi atti è legato alla sopravvivenza e va gratificato perché possa essere ripetuto, ogni volta lo si ritenga necessario (memoria) senza che debba essere pensato (sistema cognitivo, lobo frontale).
Quali sono le sostanze naturali che interagiscono o operano attraverso questo sistema?
Il sistema della dopamina (che è la sostanza principale rilasciata da queste strutture), potentemente legata al piacere. Il sistema delle endorfine, potente a controllare il dolore fisico e anche intrapsichico (pensiamo a quello legato ad un lutto). Il sistema degli endocannabinoidi, estremamente diffuso capace di contenere i ricordi più spiacevoli ma, soprattutto, di limitarci nelle nostre proiezioni nel futuro quando pessimistiche e fonte di angoscia (pensiamo al malato terminale o con SLA che non sa come sarà il giorno dopo: se sarà vivo o morto, se le sue gambe o le sue braccia funzioneranno ancora …). Ora con il dolore, quando insopportabile e duraturo (non solo fisico) e con l’angoscia non si può vivere!!
Il cervello, una macchina perfetta
Abbiamo quindi, nel nostro cervello, nelle sue parti più antiche, sistemi che ci proteggono dal dolore e dall’angoscia della morte e, allo stesso tempo, sono in grado di farci provare piacere quando mettiamo in atto comportamenti che sono legati ai nostri bisogni e utili per la procreazione e il mantenimento della specie.

Tutto questo definisce comportamenti dipendenti “fisiologici”.
Quando compare la dipendenza patologica?
Quando interveniamo su queste strutture straordinarie dall’esterno con sostanze o comportamenti in grado, in primo luogo, di stimolarli e, secondariamente di bloccare la produzione dei mediatori endogeni sostituendoli con quelli esogeni (preferisco esogeno per non cadere nella trappola della sostanza naturale o artificiale: esogeno vuol dire che viene da fuori).
In altri termini l’eroina e altri oppiacei che si usa per drogarsi, va a prendere il posto delll’endorfina; la cocaina quello della dopamina e, soprattutto marijuana e hashish quello dei cannabinoli endogeni con tutte le conseguenze che ci stiamo abituando a vedere (per inciso anche altre sostanze quali l’alcool o comportamenti (quali il gioco d’azzardo patologico e la dipendenza da rete) intervengono su questo sistema.
Va da sé la pericolosità degli effetti e, soprattutto, del comportamento dipendente che ne conseguirà
Due parole sugli adolescenti.
Se vogliamo ritornare ai “tre vermi” di “Racconti indiani” potremmo dire che se il più giovane è il quello che cerca il piacere (il sistema di gratificazione e l’area limbica dell’istinto) il più anziano è il controllore esterno (il lobo frontale) e quello di mezzo è chi deve decidere e scriverlo in memoria (Driver),  il cervello dell’adolescente ha sviluppato, ancora, principalmente il sistema istintivo mentre il controllo rimane ancora esterno (padre) perché il proprio non è giunto a maturazione.
Spirito di Libertà frustrato
Credo che le poche righe precedenti associate a quest’ultima osservazione sono in grado di spiegare il comportamento di sfida, l’onnipotenza con la non paura di morire e il cercare l’avventura estrema che è tipica del giovane. Ovviamente anche questo è in funzione dello sviluppo naturale della specie: se non fosse così chi lascerebbe la casa dei genitori per affrontare una nuova vita, senza protezioni eccessive con una persona (dell’altro sesso, perché è funzione della procreazione) di cui ci si innamora? (la scelta del partner non dovrebbe essere un processo razionale ma è legato alla produzione di ormoni (di nuovo l’ossitocina) che si liberano nel momento della relazione reciproca.
Mi rendo perfettamente conto che alcune affermazioni stonano con lo sfondo sociale attuale che è più propenso alla difesa della propria libertà di scelta individuale (razionale), alla ricerca del proprio piacere piuttosto che alle finalità di mantenimento della specie come in realtà è strutturata la parte più antica del nostro cervello.
È altrettanto vero che l’uomo è una creatura meravigliosamente complessa ed il cervello la sua perla preziosa ancora in gran parte sconosciuta. Tuttavia per una persona, come il sottoscritto, a cui è chiesto di prendersi cura della sofferenza, è chiaro che il modello di riferimento non potrà mai essere “come vorrei che fosse” ma solo “come è” !


La buona notizia
L'arricchente conferenza del dott. Schiavo è culminata con l'intervento della nostra Suora Benedettina, residente nel convento ex Seminario di Pienza. Toccante la sua esperienza da tossicomane a redenta. Il Signore Gesù ha lavorato nel suo cuore e nel suo corpo con pazienza, determinazione, amore lacerante, più della droga. La dolcissima suora ha fornito con la sua testimonianza un messaggio di fiducia basato su alcuni punti fondamentali: la presenza di una comunità parrocchiale fatta di volti umani e vicini, la potenza dell'amore di Gesù che strappa dalle cattive abitudini, la forza derivante dalla preghiera sofferta. Certamente è stato questo il messaggio ultimo che la nostra comunità guidata da Don Malpelo, ancora per poco, purtrioppo,  ha voluto dare. Nessuno si senta solo, abbandonato; esistono strutture come quella del Dott. Schiavo, professionisti pronti ad aiutare, anime generose disposte ad ascoltare chiunque cerchi nella Chiesa di Cristo un aiuto spirituale e concreto.
Un grazie da parte di tutti noi per il prezioso contributo.
Valentina Niccolai

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